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E’ questo un testo umoristico, con una sequenza di qui pro quo e di nonsense alla Petrolini, dove la morte parrebbe schernita, quasi, ma è un’impressione tutta in superficie. Pensandoci, ci si avvede che si ironizza, ma con comprensione ed affetto, sull’incapacità dei vivi di adeguarsi, anche in momenti tanto crudeli, al senso di una vera tragedia. La storia del povero Piero è una sincera imitazione di ciò che avviene nella realtà, nelle luttuose circostanze della morte di una persona cara, tant’è che nasce da un’esperienza vissuta, Raccontava Campanile: “Una signora che conoscevamo aveva perso il fratello in guerra, la guerra dEtiopia, Eravamo li per le condoglianze ed ecco che arriva la notizia della morte di Forges Davanzati, giornalista e uomo politico di allora. Qualcuno trasali, pensando al povero Forges; poi si ricompose subito, evidentemente per non offendere la signora da cui ci trovavamo, che aveva avuto anche lei un lutto. IO, poi, siccome Forges Davanzati era Stato mio direttore, andai a fare le condoglianze anche in quella casa. Era piena di gente e tutti sussurravano: “‘Ha lasciato detto che diano la notizia del trapasso ad esequie av,’enute”. Le esequie non erano ancora avvenute ma la notizia del trapasso l’avevano avuta tutti, se erano li. Pensavo: “Se si sveglia e vede tutta questa gente, chissà che scenate!”
Nel testo c’è tutto questo: la casa dove c’è un morto, la notizia dell’altra morte, per cui uno piange per questo e uno piange per quell’altro, la padrona di casa che si indigna, non tollera che stiano piangendo un altro mentre è morto suo marito. II tema potrebbe essere spunto per un dramma o per una tragedia. Qui, nulla di tutto questo: la vicenda Offre, infatti, all’autore l’occasione per una serie di considerazioni ironiche sulla fragilità dell’uomo di fronte al mistero della morte, per un ritratto tagliente dell’assurdità dei comportamenti umani sotto il gioco di frasi fatte, disfatte, banali, trite ed ambigue. La risata che si scatena, dalla rappresentazione dell’assurdità di certi atteggiamenti, dalle mistificazioni, dai lapsus e dai luoghi comuni, potrebbe sembrare crudele ed irriverente. Ed è vero che nel testo l’umorismo assume un valore liberatorio, eversivo e vitale: esso affianca l’angoscia proprio perché esprime l’angoscia stessa, Una farsa tragica, dunque? Una tragedia comica? Uno pseudo-dramma? Chissà! In fondo a noi sembra che Campanile voglia rappresentare IO stupore di un bambino che solo attraverso la derisione riesce a cogliere un mistero più grande di lui e ad esorcizzarlo